Sigismondo Malatesta fra Occidente e Oriente

Categoria evento: 
Conferenze

Sigismondo Malatesta fra Occidente e Oriente

Giornata di studi
A cura del Dipartimento di Storia, Culture e Civiltà
dell’Università di Bologna

Sabato 13 ottobre ore 9.30

Modera Giovanni Ricci

Le terre e i mari di Sigismondo: carte e isolari fra Adriatico ed Egeo
L’età di Sigismondo favorisce il rinnovamento delle conoscenze geografiche, grazie ai progressi della marineria e della cartografia che contribuiscono alla nascita di un modo nuovo di guardare il mondo e di nuovi strumenti quali gli “isolari”, libri dedicati alla rappresentazione, scritta e cartografica, del mondo insulare.
Massimo Donattini  

Le guerre fra cristiani e Turchi nell'età di Sigismondo
Nel 1464 Pio II, che sogna una nuova crociata, invia Sigismondo a combattere i Turchi in Morea. Maometto II, il conquistatore di Costantinopoli, è ormai sul punto di invadere l'Europa occidentale. Tra il 1453 e il 1480, cristiani e Turchi si scontrano in un conflitto sanguinoso e insieme moderno in un momento in cui ingegneri militari e strateghi reiventano l'arte della guerra.
Laurent Vissière  

Da una sponda all’altra del Mediterraneo. Contatti artistici fra Italia e mondo bizantino-ottomano nel '400
Il Mediterraneo appare come un’area culturale nella quale coesistono Impero Ottomano, “ponte tra Oriente e Occidente”, e Italia del Rinascimento, “porta d’Oriente per i cristiani d’Occidente”. Si afferma un gusto per l’alterità che trova, nelle interazioni tra corti italiane e la “Sublime Porta”, la sua massima espressione. È l’epoca in cui numerosi grandi artisti guardano alla cultura ottomana, in un contesto di “visione universale del sapere”.
Alireza Nasser Eslami

Oggetti, consumi e relazioni della corte malatestiana dall’inventario post mortem di Sigismondo (13 ottobre 1468)
Quattro giorni dopo la morte di Sigismondo (9 ottobre 1468), Isotta degli Atti fece redigere l’inventario post mortem dell’ultima dimora del marito. Il celebre atto, noto come “Inventario di Isotta”, recentemente restaurato, descrive i beni mobili in Castel Sismondo e costituisce l’unica testimonianza superstite sullo stile di vita e gli interessi di Sigismondo, sui consumi e sulle relazioni della corte.
Elisa Tosi Brandi

ore 15.30

Modera Elisa Tosi Brandi

Uno scomunicato e un apostata alla crociata: Sigismondo e il cardinal Bessarione
La crociata del Quattrocento, una “copertura ideologica di scelte politiche utilitaristiche” (Cardini). svela la sua forza (re)integrativa rispetto a personaggi in qualche modo “emarginati” quali Sigismondo e il cardinale greco Bessarione. Per Sigismondo è l’occasione di reinserirsi, dopo la scomunica, nel sistema politico italiano. Per Bessarione, protagonista del fallito tentativo di Unione delle Chiese greca e latina, la crociata vale a dimostrare alla curia romana la sua integrazione, ai suoi connazionali le ragioni delle scelte dogmatiche personali.
Panagiotis Kourniakos

Un rude capitano e l’idiosincratico ‘pagano’: Sigismondo Malatesta e Giorgio Gemisto Pletone tra Bisanzio e l’Italia del primo Rinascimento
Giorgio Gemisto Pletone è di fondamentale importanza per la cultura religiosa di Sigismondo espressa nell'insolita decorazione interna del Tempio Malatestiano. Ma per collocare Pletone in Italia, e specificamente a Rimini, è basilare inquadrarlo nel proprio mondo: l'impero bizantino in declino prima della conquista ottomana nel 1453. Qui lavorò come politico e giudice sviluppando un idiosincratico sistema filosofico derivato da Platone. Così comprenderemo il fascino che esercitò sulla prima generazione di umanisti italiani nonché su Sigismondo.
Michael W. Wyatt  

Sigismondo il crociato ha davvero chiamato i Turchi in Italia?
Nel 1461 uno scandalo internazionale coinvolse Sigismondo. Non era uomo che temesse di esporsi in maniera spregiudicata, già si era contrapposto a un nemico non da poco come papa Pio II Piccolomini. Ma quando i rettori veneziani di Candia scoprirono un inviato di Sigismondo che recava al sultano Maometto II due doni sospetti, una carta dell'Adriatico e un trattato militare, l'Italia intera entrò in subbuglio: che cosa celava un simile gesto?
Giovanni Ricci  

Sigismondo fra Rimini e Mistra
Giorgio Gemisto Pletone, fondatore della scuola neoplatonica di Mistra (nei pressi dell’antica Sparta), con la delegazione greca venne in Italia per il concilio delle chiese d’Oriente e d’Occidente (1438-1439). La memoria delle sue lezioni fiorentine spinse Cosimo de’ Medici alla creazione dell’Accademia platonica. Pletone morì a Mistra nel 1454. Sigismondo, nella sfortunata crociata in Morea, ne ritrovò i resti e li inviò a Rimini per inumarli in un’arca del Tempio malatestiano. Un gesto di indubbia rilevanza per la cultura rinascimentale.
Marco Bertozzi