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Nota storico-archeologica

di Angela Oliva

Fig. 1 Pannello decorativo con pesci, Rimini, domus

Gli scavi della domus di piazza Ferrari di Rimini hanno portato alla luce numerosi oggetti tra cui oltre all’eccezionale collezione di strumenti chirurgici, spicca un raffinato quadretto in pasta vitrea policroma che riproduce un fondale marino con tre pesci dai vivaci colori.

Il pannello, ritrovato sul pavimento della stanza identificata come triclinium della casa, doveva essere originariamente appeso alla parete e fungeva da arredo a testimonianza del gusto raffinato e della cultura del padrone di casa.

Purtroppo, a causa della distruzione violenta della domus, in un incendio, il pannello è stato rinvenuto frammentato, con lacune e alterazioni che tuttavia non hanno impedito la restituzione quasi totale del pregiato oggetto.

Il pannello è costruito attraverso varie tecniche: quella del vetro mosaico, dell’intarsio e dell’opus sectile. In particolare, il disco centrale di colore azzurro che fa da sfondo era ricavato da un’unica lastra ritagliata per poter inserire i pesci composti a parte con la tecnica a fusione e saldatura a mosaico. Il medaglione centrale era incorniciato da una fascia circolare di vetro a mosaico con fondo verde bordata da lastrine poligonali a mosaico violaceo con inserti verdi, bianchi e giallastri1.

Le varie sezioni di vetro erano, infine, inserite su un supporto ligneo di cui rimangono solo le tracce carbonizzate.

 

 
Fig. 2 Opus sectile, Corinto, Museo archeologico

Di forma quadrata il pannello presenta un disco centrale di colore azzurro turchese in cui sono inseriti tre pesci, in realtà due pesci e un delfino (l’ultimo in basso), raffigurati in prospettiva laterale nell’atto di nuotare in direzioni alternativamente contrapposte.

La resa dei pesci, pur non essendo del tutto realistica permette di cogliere una precisa caratterizzazione dei soggetti assimilabili rispettivamente ad un’orata, ad uno sgombro e ad un delfino.

Mentre la rappresentazione iconografica del primo pesce è caratterizzata dalla resa delle squame, negli altri due pesci si nota una raffigurazione a fasce longitudinali. Comune a tutti e tre i pesci è il dettaglio della bocca aperta nel mostrare la dentatura seghettata e il dettaglio dell’occhio accentuato dall’uso del colore: pupilla nera o verde lumeggiata di bianco e giallo e bordata di anelli chiari.

Dal punto di vista iconografico e simbolico va ricordato che il pesce, soprattutto per le popolazioni mediterranee fin dalla più remota antichità è una fonte di sostentamento fondamentale che viene ad assumere una valenza che trascende l’aspetto alimentare al punto da divenire ad esempio protagonista di forme artistiche come mosaici pavimentali, affreschi parietali, vasi, monete ed anche oggetti d’ornamento. Spesso, inoltre, il pesce assume una valenza simbolica di tipo religioso presso i Greci, ad esempio, numerose sono le divinità che assumono forma di pesce, sacro ad Afrodite quale simbolo di fecondità è legato a Posidone, dio del mare; stessa valenza aveva il pesce presso i Romani in relazione a Venere e Nettuno.

Nel caso specifico del quadretto della domus “del chirurgo” non sembra sussistere una particolare valenza simbolica se non quella di richiamarsi all’ambiente marino sul quale, tra l’altro, la domus si affacciava. Sono raffigurati tre pesci tipici del Mar Mediterraneo e tra questi quello che forse desta maggior attenzione è il delfino, non un pesce, ma un mammifero amato e rispettato dai pescatori che evitavano di pescarli perchè preannunciavano rotte sicure, spingevano i pesci verso le reti ed erano sacri a Posidone/Nettuno. L’antico legame tra uomo e delfino è testimoniato in diverse leggende e racconti mitologici come ricorda Plinio il Vecchio che nella sua Naturalis historia narra di un delfino che dopo la morte dell’amico bambino, si lascia morire per il dolore.

L’uso del pesce come motivo iconografico era molto diffuso nell’arte romana e le raffigurazioni di pesci a scopo ornamentale ebbero larga diffusione come dimostrano alcuni pannelli con vedute marine rinvenute nella zona del porto corinzio di Kenchreai.

Da Corinto proviene un quadretto in opus sectile che per stile e composizione è assimilato a quello rinvenuto nella domus “del chirurgo”, in particolare Jacopo Ortalli considera i due manufatti (quello di Rimini e quello di Corinto) provenienti dallo stesso luogo di produzione.

Il pannello di Corinto, più grande di quello di Rimini, presenta una forma circolare sul quale sono rappresentati quattro pesci resi di profilo nell’atto di nuotare e rivolti alternativamente uno a sinistra e uno a destra. E’ abbastanza evidente il tentativo di raffigurare quattro differenti varietà di pesci tra cui è rriconoscibile un’anguilla (terzo pesce dall’alto). I quattro pesci sono inseriti all’interno di una cornice circolare inserita a sua volta all’interno di una sorta di stella a otto punte.

Ad accomunare questi due pannelli è l’elemento decorativo dei pesci, il motivo geometrico, la tecnica dell’opus sectile ecc.

 
 Fig. 3 Particolare del mosaico da Zliten, Libia, Museo archeologico di Tripoli.

Molto simile al quadretto di Corinto ed a quello di Rimini è il mosaico di Zliten in Libia (Fig. 3) che si presenta strutturato come una sorta di scacchiera costituita da diversi riquadri all’interno dei quali erano raffigurati tre o più pesci. In particolare i soggetti di ogni riquadro erano inseriti entro una composizione circolare che faceva da cornice.

Anche il pannello di Corinto, databile alla prima metà del III secolo d. C. come il pinax di Rimini, poggiava su una struttura in legno di cui rimangono solo alcune tracce.

Seppur alla lontana, si può notare una certa analogia tra la domus di piazza Ferrari e la cosiddetta “Casa di Orfeo”a Leptis Magna: si tratta di una villa che prende il nome da un mosaico composito la cui parte superiore è occupata per tutta la lunghezza dal mito di Orfeo che con il suo canto ammalia gli animali. Al di sotto di questo pannello sono disposti sei quadretti con due scene campestri e una di pesca e tre soggetti a carattere naturalistico con uccelli, frutta e pesci, composizioni queste tipicamente ellenistiche.

La corrispondenza con la domus di piazza Ferrari si può riscontrare non solo nel periodo storico per entrambe riferibile al III secolo d. C., ma anche e soprattutto per la presenza di un mosaico sul mito di Orfeo presente in entrambe le case anche se, per la domus di Rimini, non si sa con certezza se il mosaico sia stato realizzato durante la vita del medicus o se fosse già presente al momento dell’acquisto; in genere si tende a ritenere che il mosaico fosse già presente. Inoltre, nello stesso mosaico della “Casa di Orfeo”, al di sotto del soggetto mitologico, compare un quadretto con tre pesci disposti verticalmente e alternativamente contrapposti come nel caso del pinax della domus “del chirurgo” di Rimini.

Leptis Magna era un’importante città costiera della Libia che, soprattutto, nel III secolo d. C. conobbe uno straordinario sviluppo urbanistico, in particolare ad opera dell'imperatore Settimio Severo, che qui era nato. Se si considera che Eutyches, presunto nome del medico che abitò nella domus rinvenuta in piazza Ferrari a Rimini, era probabilmente un uomo di origine ellenica dallo spiccato gusto orientale, come testimonierebbero gli oggetti e le decorazioni della domus, non si possono non considerare alcune analogie come quelle con la “Casa di Orfeo” di Leptis Magna un’importante città romana della provincia d’Africa e dunque orientale, antico approdo commerciale di Fenici e poi dei Cartaginesi, abili artigiani nella lavorazione del vetro (vedi appunto il pinax, pannello in opus sectile) e città natale di Settimio Severo sotto cui visse Eutyches.

1J. Ortalli, Rimini: la domus “del chirurgo” in Aemilia: la cultura romana in Emilia Romagna dal III secolo a. C. all'età costantiniana, pp. 513-526.