
Antico/Presente, giunto al decennale, si offre anche quest’anno al pubblico nella forma di Festival del mondo antico. Quattro giorni per navigare in un arcipelago di piccoli e grandi eventi, oltre 150, costruiti per quanti sono interessati alla conoscenza della nostra storia remota, ma anche a quella di civiltà lontane: culture che ci sono state tramandate o che continuano a riemergere grazie al lavoro di tanti studiosi che in tutto il mondo cercano di capire il presente riscoprendo le tracce di antichi pensieri, forme di arte e di vita che non cessano di stupirci per il loro splendore, o per la loro brutalità. Emblematico il caso di Rimini, del grande scavo nel pieno centro della città ora racchiuso in una enorme teca di mattoni e cristalli, entro la quale si può camminare su passerelle di vetro sopra i muri e i mosaici di antichissime abitazioni, come l’ormai notissima “domus del chirurgo”, emerse in strati di epoche diverse, a partire da ben più di 2000 anni or sono. A Rimini l’apertura al pubblico di questo luogo è stata annunciata con lo slogan “Rimini ha un cuore antico”: è una bella metafora, il cui significato va oltre le mura della città. Non a caso il Festival comincia proprio con un importante convegno sulla medicina dei Romani, sui pazienti di quel tempo remoto, con un approfondimento sulla stessa domus: il tutto con significative presenze di rango internazionale.

I mosaici di Rimini rinviano anche a miti, che in molti casi si perpetuano, in altre forme, in altri luoghi, anche nel nostro tempo: si può dire che l’arte contemporanea, specie quella d’avanguardia, è una vorace consumatrice di miti, riesumati dal profondo, come nel caso di Dioniso. Ci sono molte occasioni, nel festival, per ascoltare narrazioni in cui il mito è implicato, anche dove si contamina con la scienza: un tema che ricorre quest’anno è infatti il cielo degli antichi, questa immensa proiezione di immagini nutrite di sacro. A proposito di sacro prosegue le lettura della Bibbia: ora sotto nuova osservazione è lo splendido Cantico dei cantici. Lo stesso Museo degli sguardi ospiterà contributi e letture in cui il sacro, declinato nelle culture dell’Oriente, compare come elemento sottostante di modi e comportamenti che continuano a suggestionare l’Occidente. Certo, il mondo latino è in questa manifestazione in primo piano: basti pensare alle lezioni sulle feste dei Romani, solennità ancora in vita, o ai modi di dire, ai detti, usati e abusati che saranno oggetto di approfondimenti. Il Festival, è bene precisarlo, non si nutre solo di cultura immateriale, ma si confronta ripetutamente con la materia archeologica, con quella rappresentata nei musei del territorio, lungo tantissimi itinerari, e talora ripresa dal vivo e in tempo reale, come nel caso della necropoli etrusco-villanoviana di Verucchio, ma anche con la ricerca condotta lontano dalle nostre missioni, in Cirenaica, a Samarcanda, altrove. Il cinema poi fa la sua parte, sia con documentari che con film a soggetto, vere e proprie rarità, presentati in cineteca. Del resto non pochi sono i momenti piacevoli, offerti sia agli adulti che ai bambini e ai ragazzi: i momenti del gioco e della cucina, ad esempio. In effetti è difficile presentare questa edizione con poche parole e poche immagini: le rubriche degli scorsi anni si ripetono, come i “commenti magistrali” o le “ricostruzioni”, trale quali spicca quella di un processo romano per malaffare, i “libri nuovi per l’antico”, etc., ma altre se ne aggiungono, come le “mostre per l’antico” che rinviano ad altre suggestive compresenze, a cominciare dalla riminese Exempla: in ogni caso i contenuti di questo reticolo sono sempre diversi e tanti, crediamo, da soddisfare le esigenze di quanti intendano costruire un proprio personale calendario.
Il Curatore
Marcello Di Bella
Dirigente del Settore Cultura del Comune di Rimini
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